Umano, troppo Umano? Butoh come esplorazione sulla natura

Nonostante l’emergenza sanitaria in corso, CONThiene ha deciso di confermare l’edizione in linea con la sua visione: un festival che offra occasione di riflessione e di stimolo attraverso la presentazione di offerte eterogenee dal mondo della cultura contemporanea. Per questa prima edizione, gli organizzatori hanno proposto un intervento performativo in prima assoluta a Thiene: non solo musica ma anche performance di danza butoh. Nel fare ciò è stato invitato Marek Jason Isleib uno dei più grandi interpreti butoh a livello internazionale sulla scena contemporanea che si esibirà in apertura di festival al Villa Fabris il 17 giugno alle ore 19.30 con una performance dal titolo Umano, troppo Umano?

Le musiche originali e composte appositamente per questa performance sono di TiviTavi che spesso partecipa con Marek Jason Isleib a occasioni performative sul tema butoh.

Buto, definita in origine ankoku butō (暗黒舞踏), letteralmente “danza dell’oscurità”, si tratta di una vera e propria filosofia di vita oltre che un canone della danza, cui caratteristiche sono riassumibili nel tormento dell’individuo che giunge drammaticamente a contatto con le implicazioni più profonde dell’esistenza tra cui la mortalità della carne, l’insoddisfazione dell’anima e uno stato d’infelicità pressoché costante che motiva il bisogno di ricerca espressiva e perché no di riscatto.

Le sue origini risalgono al periodo del secondo dopoguerra, periodo in cui le giovani generazioni giapponesi rifiutavano l’influenza dei paesi occidentali nei confronti di ogni aspetto dell’arte nazionale. 

Il movimento artistico del Butoh si è ben presto arricchito d’innumerevoli variazioni e correnti periferiche, mantenendo comunque sempre al centro un profondo stato meditativo rivolto verso l’interno di sé stessi ed il proprio corpo.

A questo proposito, Marek Jason Isleib, danzatore di fama internazionale e invitato ad inaugurare la serata di apertura del 17 giugno ci porta la sua testimonianza.

– Perché la danza Butoh rappresenta uno strumento interpretativo della società contemporanea?

Una società che manca nell’uso dell’immaginazione e che perde spesso la connessione con la sua umanità e la natura ha proprio bisogno della danza butoh, perché questa è una risposta al bisogno di costruire una forte interrelazione tra immaginario, natura e società.

– Qual è stato il percorso formativo che lo ha spinto ad intraprendere la danza Butoh?

Sono stato un ballerino classico e moderno professionale. Dopo circa 10 anni in questo ambito ero molto deluso dalle possibilità artistiche come interprete, quasi mi fermavo a studiare lo Yoga. Qualcuno mi ha raccontato della danza butoh e  sono andato subito alla ricerca di cosa davvero rappresentasse per un interprete e danzatore come me. Poco tempo dopo ho sperimentato il mio primo seminario con Charlotta Ikeda e da lì non ho mai finito di esplorare. 

– Quali sono le fonti che ispirano il suo lavoro artistico?

La semplicità (l’essenza delle cose). La percezione della realtà. La natura. L’essere umano (corpo e anima). La vita. Ogni momento può servire come fonte di ispirazione quando mi metto in ascolto, guardo e sento le mie sensazioni nel momento.

– Globalizzazione e danza butoh – perché è importante coinvolgere il pubblico in questa esperienza e binomio?

Con la presenza della danza butoh davanti a un pubblico è possibile recuperare la capacità di guardare non solo con gli occhi ma percepire in un modo olistico (corpo e spirito se vogliamo usare queste parole). La danza butoh è uno specchio ideale per farci vedere e sentire il nostro stato d’animo, riflettere su di esso e rispondere ai bisogni che si celano dietro alle paure.  Narrando forme specifiche attraverso corpo ed espressioni, la danza butoh riesce a comunicare direttamente con ogni spettatore. Credo che la danza butoh in sé sia molto educativa ma non vuole imporre un’ideologia sullo spettatore. IN questo senso è uno strumento globale e nell’affermare tale caratteristica riafferma l’unicità dell’essere umano al di là di differenze culturali, di storia o linguaggio. 

– Qual è la sua percezione di questo ultimo anno? Cosa ha rappresentato per un artista come te?

Quest’anno è stato molto duro ma molto ricco di approfondimenti di ogni tipo: personale e professionale. Tante volte nella mia carriera sono andato in clausura per trovare un modo più autentico di “muovere” il mio pubblico con la mia danza e i miei studenti con le  mie lezioni. Per affrontare i dubbi e rinforzare la integrità nel mio lavoro. Anche questa lunga chiusura è servita. Le domande sono sempre le stesse: Perché stai danzando/insegnando? Per chi lo stai facendo? Come potresti essere ancora più autentico? Come potresti servire con la tua danza?

In CONThiene Festival l’apporto di Marek Jason Isleib è rappresentazione della volontà degli organizzatori di amplificare l’apporto di contenuti artistici eterogenei alla rassegna. Il progetto iniziale era di destinare un’intera sezione del cartellone al performing legato al mondo del teatro danza e delle performance d’arte ma il contesto legato all’emergenza pandemica non ha permesso un ampliamento della sezione e della confluenza di sponsors ulteriori. Il contributo di Marek ad inaugurazione della rassegna è pertanto prezioso e sottolinea l’interesse a contribuire durante l’anno in occasioni di approfondimento sul tema butoh e danza come strumento di indagine e di comunicazione.

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